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23 febbraio 2007

Il design come imprenditorialità culturale

Marco Bettiol e Stefano Micelli, due economisti dell´innovazione, tracciano in questo paper le linee guida di una delle vie di maggior successo per innovare e reinventare in azienda: il design.

L´esclusività delle aziende italiane che ha garantito nel tempo il successo in nicchie e settori particolari grazie ad una sapiente combinazione tra gusto estetico e saperi artigianali va oggi ripensata alla luce della trasformazione complessiva dello scenario economico mondiale e dell´internazionalizzazione della produzione. Tutto questo si inserisce in un contesto di consumo assolutamente nuovo e instabile che vede il consumatore al potere e le imprese, come giusto, al suo servizio. I migliori sopravvivranno (e bene) ma chi lavora male non farà molta strada.

Cosa vuole il consumatore oggi?

´ vuole che i prodotti siano segni e simboli capaci di comunicare l´identità di chi li compra.´
(Micelli, Bettiol)

Gli oggetti oggi servono a comunicare sè stessi e a manifestare un´identità . Il consumatore non acquista più per dimostrare agli altri la sua appartenenza di classe, entra invece in simbiosi con il prodotto cui ´ accorda la sua fiducia´e vive il suo acquisto come un prolungamento di sè stesso, un supplente nel rappresentarlo.
Le nuove tecnologie fanno il resto, ambienti innovativi in cui sempre più persone si ritrovano dando vita a comunità di appassionati ed esperti (anche di nicchia) di vari prodotti che approfondiscono tematiche anche complesse a livelli che solo una conoscenza diffusa in rete permette di raggiungere.
Le aziende possono e devono cogliere queste occasioni per parlare con i propri consumatori e, se possibile, proporsi come aggregatori di passioni e fornitori di emozioni, in un contesto sotteso che garantisce però una futura influenza sui consumatori, non più basata su chi martella di più in tv ma figlia della fiducia conquistata sul campo. Il blog Ducati è, in questo caso, l´esempio che non si può non fare.
In un contesto di consumo sempre più complesso come quello delineato è spesso il concetto di esperienza a fare la differenza: le aziende (non solo i parchi divertimenti) progettano e ´ mettono in scena´esperienze di prodotto, consumo, servizio che rendono unica la transazione che passa dall´essere un flash, un picco di soddisfazione ad un momento pervasivo che si protrae nel tempo e di cui ´ resta qualcosa´dopo l´esperienza.

Alla luce del fatto che

Il ´ saper fare bene le cose´è ancora importante, ma non più sufficiente per mantenere una posizione di vantaggio sul mercato rispetto ad imprese multinazionali che con soluzioni organizzative e tecnologiche ad hoc hanno recuperato il gap di flessibilità che le penalizzava
(Corò e Micelli, 2006).

Gli autori propongono l´utilizzo del design come leva di differenziazione e delineano diversi percorsi partendo da ciò che più interessa a noi di SWM, i casi concreti di successo in azienda.

- rinnovare il design nella tradizione: esclusività ed estetica: casi Venini e Ferrari

- il design come integrazione creativa di tecnologia, comunicazione ed estetica: casi Merloni, Geox e dainese

- Il design come ricontestualizzazione dei contenuti estetici: caso Nonino

I nomi delle aziende citate sono blasonati ma tutte hanno in comune qualcosa di speciale e il merito del lavoro dei due autori è quello di portare soluzioni operative per le piccole e medie imprese che passano sicuramente da un cambiamento di mentalità nell´approccio all´innovazione ma ricordano che qualcuno, seguendo queste strade, ce l´ha già fatta.

Ci sarebbe molto altro da dire, citiamo soltanto il ruolo di tre drivers importanti dell´innovazione e delle pmi del futuro: marca, distribuzione e partnership col consumatore in fase di progettazione. Se ne avete il tempo e la voglia scaricate e leggete questo lavoro, ne vale la pena, magari partendo da queste riflessioni sarà possibile trovare lo slancio necessario per ripensare le proprie produzioni.

link: paper originale

News | 23 febbraio 2007

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